Imposta sostitutiva e meccanismo di saldo e acconto
Nel regime forfettario il reddito imponibile si determina applicando ai ricavi o compensi un coefficiente di redditività per codice ATECO; sul reddito così calcolato (al netto dei contributi previdenziali versati) si applica l'imposta sostitutiva di IRPEF, addizionali e IRAP. L'aliquota ordinaria è il 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni per le nuove attività che rispettano i requisiti di legge. Aliquote, coefficienti e requisiti del regime vanno verificati per l'annualità di riferimento.
L'imposta sostitutiva segue lo stesso meccanismo delle imposte sui redditi: saldo + acconto. A giugno si paga il saldo dell'anno appena dichiarato insieme al primo acconto dell'anno in corso; a novembre si versa il secondo acconto. Nulla di diverso, in linea di principio, da quanto avviene per l'IRPEF di un professionista in regime ordinario — cambia solo il fatto che qui l'imposta è una sola, sostitutiva.
Il punto di partenza è un solo rigo
L'intero calcolo dell'acconto con metodo storico ruota attorno a un valore: il rigo «differenza» del quadro LM della dichiarazione dei redditi (imposta sostitutiva dovuta al netto di ritenute e crediti). Identificato quel numero, il resto è aritmetica e calendario.
Metodo storico: il 100% del rigo della dichiarazione
Con il metodo storico l'acconto complessivo è pari al 100% dell'imposta sostitutiva dovuta per l'anno precedente, cioè il rigo «differenza» del quadro LM. È il metodo più usato perché certo: si parte da un dato già consolidato in dichiarazione, senza stime.
Una volta determinato il 100%, l'acconto va ripartito in due rate. Ed è qui che entra una distinzione tecnica spesso fonte di confusione.
La ripartizione: 40/60 oppure 50/50
Lo schema generale delle imposte sui redditi prevede la ripartizione in 40% di primo acconto e 60% di secondo acconto. Tuttavia, per i contribuenti che applicano gli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA) — e per i contribuenti forfettari, espressamente assimilati ai soggetti ISA ai fini delle disposizioni sui versamenti — la ripartizione è in due rate di pari importo: 50% + 50%.
Perché ai forfettari si applica il 50/50
La regola del versamento in due rate di pari importo per i soggetti ISA è fissata dall'art. 58 del D.L. 124/2019, che richiama i soggetti di cui all'art. 12-quinquies, commi 3 e 4, del D.L. 34/2019. La prassi dell'Agenzia delle Entrate ne ha esteso l'applicazione anche ai contribuenti forfettari e minimi, pur non compilando gli ISA. L'applicabilità in concreto e l'eventuale evoluzione normativa vanno verificate per l'annualità di riferimento nei provvedimenti dell'Agenzia delle Entrate.
| Soggetto | Primo acconto | Secondo acconto |
|---|---|---|
| Forfettari e soggetti ISA | 50% | 50% |
| Soggetti non ISA (schema generale) | 40% | 60% |
In pratica, per la quasi totalità dei clienti forfettari di uno studio, l'acconto storico si traduce in due versamenti uguali, ciascuno pari al 50% del rigo «differenza».
Le soglie: quando l'acconto non si versa o si versa in un'unica rata
Non sempre l'acconto va frazionato. La disciplina sugli acconti delle imposte sui redditi prevede soglie minime che determinano se e come versare:
| Imposta dell'anno precedente (rigo «differenza») | Acconto dovuto |
|---|---|
| Inferiore a 51,65 € | Nessun acconto dovuto |
| Da 51,65 € a 257,51 € | Unica soluzione entro il 30 novembre |
| Pari o superiore a 257,52 € | Due rate (primo acconto a giugno + secondo a novembre) |
Caso frequente per i forfettari
Molti forfettari, soprattutto chi è nei primi anni con l'aliquota al 5% o ha redditi contenuti, ricade nella fascia intermedia: imposta superiore a 51,65 € ma sotto 257,52 €. In questi casi l'acconto è dovuto ma in un'unica soluzione a novembre, niente versamento di giugno. Gli importi soglia vanno verificati per l'annualità di riferimento nel testo vigente.
Metodo previsionale: quando conviene
Con il metodo previsionale l'acconto si commisura all'imposta sostitutiva che si stima di dover versare per l'anno in corso, anziché al dato storico. È la scelta giusta quando si prevede un reddito inferiore a quello dell'anno precedente: chiusura anticipata di una commessa, calo del fatturato, o l'uscita imminente dal regime con i conseguenti effetti.
Il rovescio della medaglia è il rischio: se la stima è troppo ottimistica e l'acconto versato risulta inferiore al dovuto, si applicano sanzioni e interessi sulla parte non versata. Per questo il previsionale richiede una valutazione consapevole, da documentare nel fascicolo del cliente.
Attenzione al primo anno e ai cambi di regime
Chi entra nel forfettario per la prima volta non ha un'imposta sostitutiva «storica» su cui calcolare l'acconto e in genere non versa acconto per quell'anno (salvo verifiche). Chi esce dal regime, invece, deve coordinare l'acconto dell'imposta sostitutiva con quello dell'IRPEF: un terreno scivoloso, dove gli errori di calcolo dell'acconto sono frequenti. Ogni passaggio di regime va analizzato caso per caso.
Scadenze e codici tributo 2026
Per i forfettari con periodo d'imposta coincidente con l'anno solare, lo schema dei versamenti del 2026 è il seguente:
| Versamento | Termine 2026 | Codice tributo F24 |
|---|---|---|
| Saldo imposta sostitutiva 2025 | Scadenza ordinaria di fine giugno | 1792 |
| Primo acconto 2026 (o unica soluzione) | Insieme al saldo | 1790 |
| Saldo + primo acconto con maggiorazione 0,40% | Nei 30 giorni successivi | — |
| Secondo acconto 2026 | 30 novembre 2026 | 1791 |
Proroghe del termine di versamento
Per i soggetti ISA e per i forfettari ad essi assimilati, negli ultimi anni il termine ordinario di giugno è stato regolarmente prorogato (ad esempio al 20 luglio senza maggiorazione). Anche per il 2026 è plausibile una proroga analoga, ma la data esatta va sempre confermata nel provvedimento ufficiale dell'Agenzia delle Entrate o nel decreto vigente prima di calendarizzare i versamenti.
Tutti i versamenti si effettuano con il modello F24, sezione Erario. Per il quadro completo delle scadenze dell'anno rimandiamo alla guida alle scadenze fiscali 2026; per il meccanismo generale di saldo e acconto valido anche per IRPEF e IRES alla guida a saldo e acconto imposte 2026.
Coordinamento con i contributi INPS
L'errore più comune nella pianificazione del forfettario è ragionare sulla sola imposta sostitutiva. In realtà il carico del contribuente è composto da due binari distinti e con scadenze proprie: l'imposta sostitutiva e i contributi previdenziali.
- Gestione Separata INPS (professionisti senza cassa): contributi a percentuale sul reddito, con saldo e acconti agganciati alle scadenze del modello Redditi, in parallelo all'imposta sostitutiva.
- Gestione artigiani e commercianti: contributi fissi sul minimale in quattro rate trimestrali (a date proprie) e contributi a percentuale sul reddito eccedente il minimale, questi ultimi con saldo e acconti agganciati alle scadenze delle imposte.
A giugno e novembre si paga doppio
Per molti forfettari artigiani e commercianti, le scadenze di giugno e novembre cumulano imposta sostitutiva e quota percentuale dei contributi. Presentare al cliente il solo importo dell'imposta, senza i contributi, significa sottostimare drasticamente l'esborso. Importi e aliquote contributive vanno verificati per l'annualità di riferimento; il dettaglio è nella guida ai contributi INPS artigiani e commercianti 2026.
Il ruolo dello studio
L'acconto forfettario, preso sul singolo cliente, è un calcolo banale. La difficoltà nasce dai numeri: uno studio con cento forfettari deve, per ciascuno, identificare il rigo «differenza», applicare la soglia corretta, scegliere il metodo, frazionare l'acconto e — soprattutto — incassare il dovuto e far pagare il cliente in tempo. È un lavoro ripetitivo che, moltiplicato per il portafoglio, diventa il vero collo di bottiglia di giugno e novembre.
Il valore aggiunto dello studio sta in tre cose:
- Calcolo corretto: applicare a ogni posizione il metodo (storico/previsionale), la ripartizione (50/50) e la soglia giusta, evitando acconti insufficienti che generano sanzioni.
- Comunicazione al cliente: dire al cliente quanto e quando deve pagare, includendo i contributi INPS, con anticipo sufficiente a mettere da parte la liquidità.
- Presidio delle scadenze: assicurarsi che nessun acconto salti, su nessun cliente, in nessuna delle due finestre.
Qui interviene il software gestionale. Optlyx Prisma consente di tracciare per ogni cliente lo stato dei versamenti, generare e programmare i promemoria sulle scadenze di giugno e novembre tramite lo scadenziario, e — con il modulo Optlyx Pay — inviare al cliente un link di pagamento per la parcella o per saldare quanto dovuto, con conferma automatica dell'incasso. Una posizione, un importo, una scadenza, un responsabile.
Checklist operativa acconti forfettari 2026
- Hai identificato, per ogni cliente, il rigo «differenza» del quadro LM (imposta sostitutiva 2025)?
- Hai applicato la soglia corretta (niente acconto sotto 51,65 €; unica rata fra 51,65 € e 257,52 €; due rate sopra)?
- Hai scelto il metodo (storico al 100% o previsionale) e documentato l'eventuale stima al ribasso?
- Hai usato la ripartizione 50/50 per i forfettari assimilati ai soggetti ISA?
- Hai compilato il modello F24 con i codici 1790 (1° acconto), 1791 (2° acconto), 1792 (saldo)?
- Hai coordinato l'imposta con i contributi INPS nello stesso piano di versamenti?
- Hai impostato i promemoria e comunicato al cliente importi e date con anticipo?
Conclusione
Gli acconti forfettari 2026 non pongono problemi di calcolo in sé: il 100% del rigo «differenza», ripartito 50/50 per i soggetti assimilati agli ISA, con le soglie di 51,65 € e 257,52 € a definire se e come frazionare. La complessità è industriale, non concettuale: sta nel ripetere il calcolo corretto su decine o centinaia di posizioni, coordinarlo con i contributi INPS, e far sì che ogni cliente paghi in tempo nelle due finestre di giugno e novembre.
La differenza tra uno studio che gestisce gli acconti come un processo e uno che li rincorre come un'emergenza sta nell'organizzazione: stato del calcolo per cliente, promemoria automatici e un canale di incasso ordinato. Optlyx Prisma e Optlyx Pay danno allo studio esattamente questo. Il calcolo lo fai tu; il presidio lo mette il software.
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Prenota demoDomande frequenti sugli acconti forfettari 2026
Come si calcola l'acconto dell'imposta sostitutiva nel regime forfettario?
Con il metodo storico l'acconto è pari al 100% dell'imposta sostitutiva dovuta per l'anno precedente, ossia il rigo «differenza» del quadro LM della dichiarazione (al netto di ritenute e crediti). In alternativa, con il metodo previsionale, l'acconto si commisura all'imposta che si stima di dover versare per l'anno in corso. Le percentuali e le modalità di ripartizione vanno verificate per l'annualità di riferimento nei provvedimenti dell'Agenzia delle Entrate.
Quando si pagano gli acconti dei forfettari nel 2026?
Il primo acconto si versa, insieme al saldo dell'anno precedente, entro la scadenza ordinaria di fine giugno (con possibilità di versare nei 30 giorni successivi applicando la maggiorazione dello 0,40%); il secondo acconto entro il 30 novembre. Per i contribuenti soggetti agli ISA — categoria che include i forfettari — sono frequenti proroghe annuali del termine: per il 2026 occorre verificare il provvedimento di proroga vigente.
Come si ripartisce l'acconto: 40/60 o 50/50?
Per i soggetti che applicano gli ISA, e per i contribuenti forfettari ad essi assimilati ai fini del versamento, l'acconto complessivo (100% del dovuto) si ripartisce in due rate di pari importo: 50% come primo acconto e 50% come secondo acconto. Lo schema generale 40% + 60% resta il riferimento per i soggetti non ISA. La ripartizione concretamente applicabile va verificata per l'annualità di riferimento.
Esistono soglie sotto le quali l'acconto non si versa o si versa in un'unica rata?
Sì. Se l'imposta sostitutiva dell'anno precedente (rigo «differenza») è inferiore a 51,65 euro, l'acconto non è dovuto. Se è pari o superiore a 51,65 euro ma inferiore a 257,52 euro, l'acconto si versa in un'unica soluzione entro il 30 novembre. Al raggiungimento o superamento di 257,52 euro si versa in due rate. Gli importi soglia vanno verificati per l'annualità di riferimento nel testo vigente.
Quali codici tributo si usano nel modello F24?
Nella sezione Erario del modello F24: codice 1790 per il primo acconto (o per il versamento in unica soluzione), codice 1791 per il secondo acconto e codice 1792 per il saldo dell'imposta sostitutiva. I codici tributo vanno sempre verificati nelle risoluzioni dell'Agenzia delle Entrate per l'anno di riferimento.
L'acconto dei contributi INPS è collegato all'acconto dell'imposta sostitutiva?
No: sono due binari distinti. L'imposta sostitutiva segue le scadenze delle imposte sui redditi (saldo + primo acconto a giugno/luglio, secondo acconto a novembre). I contributi INPS della Gestione artigiani e commercianti hanno scadenze proprie: i contributi fissi sul minimale in quattro rate trimestrali e quelli a percentuale sul reddito eccedente agganciati alle scadenze del modello Redditi. Vanno pianificati entrambi, perché incidono sul carico complessivo del contribuente.