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Regime forfettario 2026: requisiti e convenienza.

È il regime fiscale più scelto da chi apre partita IVA in Italia: imposta unica agevolata, niente IVA in fattura, contabilità semplificata. Ma è anche pieno di soglie, coefficienti e cause di esclusione che cambiano spesso. Questa guida spiega come funziona davvero — con la massima prudenza sulle cifre, perché vanno verificate per l'anno in corso.

Cos'è il regime forfettario

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato riservato alle persone fisiche titolari di partita IVA — quindi imprese individuali (ditte individuali) e lavoratori autonomi/professionisti — che rispettano determinati requisiti. È stato introdotto dalla Legge di Stabilità 2015 e da allora è diventato lo standard di fatto per chi avvia una nuova attività individuale.

Le caratteristiche che lo rendono "agevolato" sono essenzialmente tre:

Il "forfait" del nome sta nel modo in cui si determina il reddito: non si fa la differenza analitica tra ricavi e costi, ma si applica ai ricavi/compensi una percentuale fissa stabilita per legge. Su questo torniamo più avanti, perché è il cuore del meccanismo.

I requisiti di accesso

Per entrare e restare nel regime forfettario occorre rispettare alcuni requisiti, da verificare anno per anno perché possono essere modificati dalle leggi di bilancio. I principali, in termini generali, sono:

Chi inizia una nuova attività può accedere fin dall'apertura della partita IVA, presumendo il rispetto dei requisiti e poi verificandolo a consuntivo. Va ricordato che la soglia di ricavi/compensi, in caso di inizio attività in corso d'anno, va in genere ragguagliata all'anno.

Le soglie possono variare

La soglia degli 85.000€ e il limite dei 20.000€ sono cifre che sono già state modificate più volte nel corso degli anni (la soglia ricavi, in particolare, è passata da 30.000€ a 65.000€ fino agli attuali livelli). Non vanno mai dati per scontati: prima di basare una scelta su questi importi, verifica i valori in vigore per l'anno di interesse.

L'imposta sostitutiva

Il vantaggio fiscale più evidente del forfettario è l'imposta sostitutiva: un'unica imposta che sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP. Si applica al reddito imponibile determinato in modo forfettario (vedi sezione successiva), al netto dei contributi previdenziali versati.

Le aliquote, da intendersi come indicative e da verificare per l'anno in corso, sono in linea di massima due:

L'aliquota ridotta non spetta automaticamente a chiunque apra una partita IVA: serve, in via generale, che non si tratti della mera prosecuzione di un'attività già svolta in precedenza (anche come lavoro dipendente, salvo eccezioni come la pratica obbligatoria) e che non si siano esercitate attività d'impresa/lavoro autonomo nei periodi precedenti. Sono condizioni tecniche da valutare con attenzione caso per caso.

Come si calcola il reddito: i coefficienti di redditività

Questo è il punto che più spesso viene frainteso. Nel regime forfettario il reddito imponibile non è "ricavi meno costi". I costi effettivi sostenuti non si deducono analiticamente: si presume, in modo forfettario, che una certa parte dei ricavi sia reddito e il resto siano costi.

La formula, in modo semplificato, è:

Reddito imponibile = ricavi/compensi incassati × coefficiente di redditività − contributi previdenziali versati

Il coefficiente di redditività è una percentuale fissata per legge in funzione del codice ATECO dell'attività. Più è alto il coefficiente, maggiore è la quota di ricavi considerata reddito tassabile. Ecco alcuni esempi indicativi per macro-categorie:

Tipo di attività (gruppo ATECO)Coefficiente indicativo
Professionisti e attività di servizi (es. consulenza, attività professionali e tecniche)~78%
Altre attività economiche / servizi non altrimenti classificati~67%
Costruzioni e attività immobiliari~86%
Intermediari del commercio~62%
Servizi di alloggio e ristorazione~40%
Commercio all'ingrosso e al dettaglio~40%
Commercio di alimentari e bevande / ambulanti~40%

I coefficienti sopra sono indicativi e a titolo di esempio: il valore corretto per il proprio caso dipende dal codice ATECO preciso e va verificato sulla tabella ufficiale vigente.

La conseguenza pratica è importante: il forfettario premia chi ha pochi costi reali rispetto al coefficiente. Un professionista con coefficiente ~78% e quasi nessun costo tassa di fatto poco oltre quel 78% dei compensi; al contrario, chi ha molti costi effettivi (materiali, magazzino, collaboratori) potrebbe trovarsi a pagare imposte su una base più alta di quella che avrebbe in un regime ordinario, dove i costi si deducono per intero.

Le cause di esclusione

Oltre alle soglie, esistono diverse cause di esclusione che impediscono l'accesso o ne determinano l'uscita. Le principali, in termini generali, sono:

Si tratta di condizioni tecniche che vanno valutate caso per caso: alcune escludono fin dall'inizio, altre fanno decadere il regime dall'anno successivo. È uno degli ambiti dove un controllo professionale evita errori costosi.

Cosa NON si paga e cosa sì

Il forfettario semplifica molto, ma non azzera tutti gli adempimenti. Ecco un riepilogo orientativo di cosa è escluso e cosa resta dovuto:

Escluso / non dovutoDovuto / obbligatorio
IVA in fattura (e detrazione IVA sugli acquisti)Imposta sostitutiva sul reddito forfettario
IRPEF, addizionali regionali e comunaliContributi previdenziali (INPS o cassa professionale)
IRAPFatturazione elettronica via SdI
Ritenuta d'acconto (di norma il forfettario non la subisce né la opera come sostituto, salvo casi particolari)Imposta di bollo sulle fatture oltre una determinata soglia di importo
Applicazione degli ISA (indici sintetici di affidabilità)Tenuta minima dei documenti e numerazione/conservazione fatture

Sul tema della ritenuta d'acconto vale la pena un chiarimento: il forfettario, di regola, non subisce la ritenuta da parte del committente (deve indicarlo in fattura) e non opera la ritenuta come sostituto d'imposta sui compensi che paga, salvo specifiche eccezioni. È una delle semplificazioni più apprezzate, ma anche fonte di errori quando si lavora con committenti abituati al regime ordinario.

Contributi previdenziali

I contributi previdenziali sono dovuti e rappresentano spesso la voce di costo più rilevante per il forfettario. Il sistema dipende dal tipo di attività:

Per artigiani e commercianti in regime forfettario è prevista, su domanda, la possibilità di una riduzione contributiva (indicativamente del 35%) sui contributi dovuti. È un'opzione da valutare con attenzione, perché incide sull'accredito ai fini pensionistici. I contributi effettivamente versati, ricordiamo, si deducono dal reddito prima dell'applicazione dell'imposta sostitutiva.

Forfettario e fatturazione elettronica

Per molto tempo i forfettari sono stati esonerati dalla fattura elettronica. Allo stato attuale questo esonero non c'è più: l'obbligo di fatturazione elettronica via Sistema di Interscambio (SdI) si applica in via generalizzata anche al regime forfettario.

In concreto, il forfettario deve emettere fatture in formato XML transitanti dal SdI, pur con le specificità del regime: niente IVA esposta (con l'apposita indicazione del regime in fattura), in genere niente ritenuta, e gestione dell'imposta di bollo sulle fatture sopra una determinata soglia di importo. Per il funzionamento di dettaglio del SdI, formati e tempistiche rimandiamo alla nostra guida sulla fatturazione elettronica 2026.

Quando conviene (e quando no)

Il forfettario è quasi sempre vantaggioso per chi inizia, ma non è universalmente conveniente. La convenienza dipende soprattutto dal rapporto tra coefficiente di redditività e costi reali dell'attività.

Tende a convenire quando…Tende a NON convenire quando…
Hai pochi costi reali rispetto al coefficiente ATECOHai costi elevati (materiali, magazzino, collaboratori) non deducibili analiticamente
Lavori prevalentemente con clienti privati / consumatori finaliLavori con soggetti che preferiscono detrarre l'IVA sui tuoi acquisti/servizi
Sei all'avvio e puoi sfruttare l'aliquota ridotta start-upHai detrazioni/deduzioni personali rilevanti (es. carichi, mutuo) che nel forfettario non sfrutti contro l'imposta sostitutiva
Vuoi adempimenti e contabilità sempliciPrevedi di superare presto le soglie e l'uscita ti costringerebbe a cambiamenti frequenti

Un punto spesso sottovalutato: poiché l'imposta sostitutiva sostituisce l'IRPEF, nel forfettario non si "scaricano" le detrazioni e deduzioni IRPEF personali (spese mediche, mutuo, ristrutturazioni, familiari a carico) contro l'imposta del regime. Per chi ha molte di queste voci, e magari altri redditi, il confronto con il regime ordinario va fatto numeri alla mano.

Il ruolo dello studio

Per uno studio commercialista, gestire bene i clienti forfettari significa soprattutto monitoraggio continuo. A differenza di altri regimi, qui i parametri che fanno la differenza — soglie di ricavi, coefficiente corretto, cause di esclusione — vanno tenuti d'occhio durante tutto l'anno, non solo a consuntivo. Un cliente che supera la soglia maggiore in corso d'anno cambia regime immediatamente: accorgersene a dichiarazione è tardi.

Gli aspetti da presidiare per ogni cliente forfettario sono tipicamente:

Optlyx Prisma tiene l'anagrafica clienti con il regime fiscale di ciascuno, le scadenze e il monitoraggio degli adempimenti, così lo studio sa in ogni momento quali forfettari si stanno avvicinando alle soglie o hanno scadenze imminenti. Vale la pena ricordare che anche i contribuenti forfettari sono stati interessati, in via sperimentale, dal concordato preventivo biennale: un'opzione in più da valutare cliente per cliente.

Checklist forfettario

  1. Hai verificato la soglia di ricavi/compensi dell'anno precedente rispetto al limite vigente?
  2. Hai controllato il limite di spesa per lavoro (dipendenti/collaboratori)?
  3. Hai escluso le cause di esclusione (partecipazioni, controllo, ex datore, residenza)?
  4. Hai individuato il coefficiente di redditività corretto per il tuo ATECO?
  5. Hai valutato se spetta l'aliquota ridotta start-up?
  6. Hai impostato la fatturazione elettronica con indicazione del regime e gestione del bollo?
  7. Hai pianificato contributi e imposta sostitutiva (e l'eventuale riduzione contributiva)?
  8. Hai un monitoraggio delle soglie in corso d'anno per intercettare l'uscita immediata?

Conclusione

Il regime forfettario resta, per moltissimi professionisti e piccole attività individuali, la scelta fiscalmente più efficiente — soprattutto all'avvio e con strutture di costo leggere. Ma la sua semplicità apparente nasconde un reticolo di soglie, coefficienti e cause di esclusione che cambiano nel tempo e che, se gestiti male, costano cari.

La regola d'oro è una sola: non dare mai per scontati i numeri. Soglie, aliquote e coefficienti di questa guida sono indicativi e vanno verificati per l'annualità di interesse. La differenza tra un forfettario gestito bene e uno gestito a memoria la fa il monitoraggio continuo, non la dichiarazione di fine anno.

Optlyx Prisma aiuta lo studio a tenere sotto controllo l'intero parco clienti forfettari: anagrafica con regime fiscale, scadenze, monitoraggio delle soglie e degli adempimenti, fatturazione elettronica integrata. Così il forfettario smette di essere il regime "facile da aprire e facile da sbagliare" e diventa un cliente come gli altri — gestito con metodo.

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Domande frequenti sul regime forfettario

Chi può accedere al regime forfettario?

Le persone fisiche con partita IVA — imprese individuali e professionisti — che rispettano i requisiti: ricavi/compensi dell'anno precedente entro la soglia (indicativamente intorno agli 85.000€, da verificare per l'annualità), spese contenute per lavoro dipendente e collaboratori, e assenza di cause di esclusione. Essendo parametri rivedibili con le leggi di bilancio, vanno sempre verificate le disposizioni vigenti, idealmente col proprio commercialista.

Qual è la soglia di ricavi del forfettario?

La soglia di ricavi/compensi dell'anno precedente è indicativamente intorno agli 85.000€, ma è un valore che può variare ed è stato modificato più volte. Esiste anche una soglia superiore (indicativamente 100.000€) il cui superamento in corso d'anno comporta l'uscita immediata dal regime. Le cifre vanno sempre verificate per l'annualità di interesse: qui sono riportate come indicative.

Quanto si paga di imposta nel regime forfettario?

Non si pagano IRPEF, addizionali e IRAP, ma un'imposta sostitutiva unica, con aliquota agevolata indicativamente del 15%, ridotta indicativamente al 5% per i primi anni di attività (di norma cinque) al ricorrere di determinate condizioni. Si applica al reddito imponibile determinato in modo forfettario. Aliquote e condizioni sono parametri di legge da verificare per l'anno in corso.

Come si calcola il reddito nel forfettario?

Il reddito non è ricavi meno costi analitici: si applica ai ricavi/compensi incassati un coefficiente di redditività fissato per legge in base al codice ATECO (indicativamente ~78% per molti professionisti, ~40% per il commercio). Dal reddito così determinato si sottraggono i contributi previdenziali versati e sul risultato si applica l'imposta sostitutiva. I coefficienti sono normativi e vanno verificati per il proprio ATECO.

Il forfettario deve fare la fattura elettronica?

Sì. Allo stato attuale l'obbligo di fatturazione elettronica via SdI si applica in via generalizzata anche ai forfettari. La fattura non espone IVA e in genere non subisce ritenuta d'acconto, ma deve transitare dal SdI nel formato elettronico. Vanno gestiti gli adempimenti accessori come l'imposta di bollo sulle fatture sopra una determinata soglia.

Quando si esce dal regime forfettario?

Si esce per superamento delle soglie o per una causa di esclusione: dall'anno successivo se si supera la soglia ordinaria (indicativamente 85.000€), immediatamente nell'anno stesso se si supera la soglia maggiore (indicativamente 100.000€). Si esce anche per cause come partecipazioni/controllo di società in date condizioni, prevalenza di fatturato verso l'ex datore di lavoro, mancanza dei requisiti di residenza e altre ipotesi di legge, da verificare caso per caso.