La domanda giusta non è "qual è il migliore"
Non esiste un regime migliore in assoluto: esiste il regime più conveniente per quella specifica partita IVA, in quell'anno, con quei ricavi e quei costi. Il forfettario è semplice e spesso leggero, ma forfettizza i costi; l'ordinario è più oneroso da gestire, ma li deduce per intero. La scelta è un confronto numerico, non una preferenza di principio.
Questa guida mette i due regimi a confronto sui quattro fattori che contano davvero — tassazione, costi, IVA e limiti — e chiude con una checklist e una tabella che lo studio può usare come griglia decisionale.
Come funziona il regime forfettario 2026
Il regime forfettario è un regime agevolato per le persone fisiche con partita IVA (imprese individuali e professionisti) entro determinati limiti dimensionali. I suoi tratti distintivi nel 2026:
- Imposta sostitutiva di IRPEF, addizionali regionali/comunali e IRAP, con aliquota del 15% (o del 5% per i primi cinque anni delle nuove attività, al ricorrere dei requisiti).
- Reddito forfettizzato: l'imponibile non è ricavi meno costi, ma ricavi × coefficiente di redditività stabilito per legge in base al codice ATECO.
- Nessuna IVA in fattura e nessun obbligo di liquidazione/dichiarazione IVA (con eccezioni per acquisti intra-UE e reverse charge).
- Contabilità semplificata, esonero da ISA e da ritenuta d'acconto sulle fatture emesse.
- Limite di ricavi: 85.000€ annui.
Il coefficiente di redditività è la chiave
Nel forfettario non si guardano i costi reali: si applica ai ricavi un coefficiente (ad esempio il 78% per molte attività professionali, percentuali più basse per commercio e attività con margini ridotti). La parte residua è la quota di costi riconosciuta "a forfait". L'imposta sostitutiva si calcola solo sul reddito così determinato, al netto dei contributi previdenziali obbligatori versati, che restano l'unica deduzione analitica ammessa. Coefficienti e ATECO vanno verificati per l'annualità di riferimento nel testo vigente.
Esempio numerico nel forfettario
Professionista con coefficiente 78%, ricavi 50.000€, contributi versati 5.000€:
- Reddito forfettario = 50.000 × 78% = 39.000€
- Imponibile = 39.000 − 5.000 (contributi) = 34.000€
- Imposta sostitutiva 15% = 5.100€ (o 1.700€ con aliquota 5% nei primi anni)
Il dato decisivo: i costi reali del professionista sono irrilevanti ai fini dell'imposta. Se spende 3.000€ all'anno, il forfettario lo premia (la quota forfettaria del 22% è più alta dei costi reali). Se ne spende 20.000€, lo penalizza.
Come funziona il regime ordinario
Il regime ordinario (qui inteso in senso ampio: contabilità semplificata o ordinaria, con tassazione IRPEF) determina il reddito come ricavi meno costi effettivi, inerenti e documentati, e lo assoggetta all'IRPEF progressiva a scaglioni, oltre ad addizionali ed eventuale IRAP. Si applica l'IVA, con il relativo diritto a detrazione sugli acquisti.
Gli scaglioni IRPEF 2026, dopo la riduzione della seconda aliquota dal 35% al 33% introdotta dalla legge di Bilancio 2026, sono:
| Scaglione di reddito | Aliquota IRPEF 2026 |
|---|---|
| fino a 28.000€ | 23% |
| da 28.001€ a 50.000€ | 33% |
| oltre 50.000€ | 43% |
La novità 2026: seconda aliquota al 33%
Per il periodo d'imposta 2026 la seconda aliquota IRPEF scende dal 35% al 33% (legge di Bilancio 2026), con un beneficio sui redditi medi che — per le posizioni più alte — può essere neutralizzato da meccanismi di riduzione delle detrazioni oltre determinate soglie di reddito. Questo riavvicina, sui redditi medi, il carico dell'ordinario a quello del forfettario, ma non lo annulla: vanno comunque considerate addizionali, IRAP ove dovuta e i contributi. Aliquote e meccanismi vanno verificati per l'annualità di riferimento nel testo vigente.
A differenza del forfettario, nell'ordinario il contribuente può sfruttare detrazioni e deduzioni IRPEF (spese mediche, ristrutturazioni, mutuo prima casa, familiari a carico, previdenza complementare): nel forfettario, avendo l'imposta sostitutiva, queste detrazioni restano in larga parte inutilizzate se non vi sono altri redditi su cui scaricarle.
Tabella comparativa: forfettario vs ordinario
| Elemento | Forfettario 2026 | Ordinario 2026 |
|---|---|---|
| Imposta sui redditi | Sostitutiva 15% (5% primi 5 anni) | IRPEF a scaglioni 23%/33%/43% + addizionali |
| Base imponibile | Ricavi × coefficiente − contributi | Ricavi − costi effettivi documentati |
| Deduzione costi | Forfettaria (no costi reali) | Analitica (costi inerenti deducibili) |
| IVA | Esente (no detrazione acquisti) | Applicata, con detrazione su acquisti |
| Detrazioni/deduzioni IRPEF | In larga parte non utilizzabili | Pienamente utilizzabili |
| Limite di ricavi | 85.000€ (uscita oltre 100.000€) | Nessun limite |
| Contabilità e adempimenti | Semplificati, no ISA, no ritenuta | Più onerosi (registri, IVA, ISA) |
| Ideale per | Servizi a basso costo, avvio attività | Costi elevati, investimenti, ricavi alti |
Il limite di 85.000€ e cosa succede se lo si supera
Il limite di ricavi o compensi è 85.000€ annui. La gestione del superamento è a due velocità:
- Superamento entro 100.000€ — si resta nel forfettario per l'anno in corso (si versa l'imposta sostitutiva sull'intero reddito) e si esce dal regime dall'anno successivo.
- Superamento oltre 100.000€ — la fuoriuscita è immediata e nello stesso anno: scatta l'obbligo di applicare l'IVA a partire dalle operazioni che determinano il superamento della soglia, con tutti gli adempimenti ordinari.
Il superamento dei 100.000€ va monitorato in corso d'anno
Lo scaglione oltre i 100.000€ è il più insidioso: non aspetta la dichiarazione dell'anno dopo, ma impone l'IVA dalla fattura che fa scattare la soglia. Per i clienti vicini al tetto, lo studio deve presidiare il fatturato progressivo durante l'anno, non a consuntivo. Le soglie e gli effetti vanno verificati per l'annualità di riferimento nel testo vigente e nei provvedimenti dell'Agenzia delle Entrate.
Le cause di esclusione dal forfettario
Anche restando sotto gli 85.000€, alcune condizioni escludono dall'accesso o dalla permanenza nel regime. Le principali:
- Controllo di SRL con attività riconducibili a quella esercitata in proprio (es. si fattura alla propria SRL per prestazioni dello stesso ambito economico).
- Mera prosecuzione del lavoro dipendente: fatturazione prevalente verso l'attuale o un recente datore di lavoro.
- Redditi da lavoro dipendente o assimilato superiori alla soglia di legge percepiti nell'anno precedente.
- Regimi speciali IVA o regimi forfettari di determinazione del reddito incompatibili.
- Residenza fiscale e altre condizioni soggettive previste dalla norma.
Verifica annuale, non una tantum
Le cause di esclusione non si controllano solo all'apertura: vanno riverificate ogni anno, perché un evento sopravvenuto (una partecipazione ereditata, un contratto di lavoro dipendente, un cambio di committente) può far decadere il regime. L'elenco completo, le soglie e le decorrenze vanno verificati per l'annualità di riferimento nel testo vigente. Per gli adempimenti che spesso accompagnano queste posizioni vedi anche la guida alla fatturazione elettronica 2026.
Quando conviene passare all'ordinario
La domanda operativa più frequente. Il passaggio all'ordinario merita un calcolo serio quando ricorre almeno uno di questi segnali:
- Costi reali alti — quando le spese effettive superano la quota forfettizzata dal coefficiente, l'ordinario tassa una base più bassa e può risultare più conveniente nonostante l'IRPEF.
- Investimenti e ammortamenti — l'acquisto di beni strumentali, deducibili nell'ordinario, è invisibile nel forfettario.
- IVA a credito significativa — chi acquista molto (materie prime, merci) nell'ordinario detrae l'IVA, nel forfettario la subisce come costo.
- Avvicinamento al limite — ricavi stabilmente vicini agli 85.000€ rendono il forfettario un regime "a scadenza".
- Detrazioni IRPEF rilevanti — familiari a carico, mutuo, spese mediche e ristrutturazioni hanno valore solo se c'è un'IRPEF da abbattere.
Per il dettaglio dei versamenti che derivano dalla scelta — saldo, primo e secondo acconto, sostitutiva o IRPEF — rimandiamo alla guida a saldo e acconto imposte 2026 e, per chi resta nel forfettario, alla guida completa al regime forfettario 2026.
Il ruolo dello studio
La scelta del regime è uno dei momenti in cui lo studio genera valore in modo evidente: una simulazione fatta bene può valere migliaia di euro di imposte per il cliente. Ma il vero lavoro non è il singolo calcolo, è governare la scelta su tutto il portafoglio, anno dopo anno: chi è vicino al limite, chi ha cause di esclusione sopravvenute, chi avrebbe convenienza a cambiare.
Il presidio si articola su tre piani:
- Simulazione — per ogni partita IVA, confrontare numericamente forfettario e ordinario sui dati reali di ricavi e costi.
- Monitoraggio — seguire il fatturato progressivo dei clienti vicini agli 85.000€ (e ai 100.000€) durante l'anno, non a consuntivo.
- Adempimenti — tracciare scadenze di versamento, dichiarazioni e fatturazione coerenti con il regime scelto.
Optlyx Prisma dà allo studio il cruscotto per farlo: una posizione per ogni cliente, con stato degli adempimenti, scadenze di saldo e acconto monitorate dallo scadenziario, fatturazione elettronica integrata e fascicolo documentale unico. E con Optlyx Pay lo studio incassa le parcelle con link di pagamento e solleciti automatici, chiudendo il ciclo dalla consulenza all'incasso.
Il rischio non è scegliere male oggi, è non rivedere la scelta
Un cliente che cresce, assume, investe o si avvicina al limite può aver bisogno di cambiare regime: senza un cruscotto che segnali queste posizioni, la rivalutazione si fa solo "quando ci si pensa". Una posizione, un fatturato progressivo, una scadenza, un responsabile.
Checklist operativa: forfettario o ordinario
- Hai verificato che i ricavi attesi siano entro 85.000€ e monitori chi si avvicina alla soglia?
- Hai controllato le cause di esclusione (controllo SRL, prosecuzione lavoro dipendente, redditi da lavoro dipendente sopra soglia)?
- Hai stimato i costi reali dell'attività e confrontati con la quota forfettizzata dal coefficiente?
- Hai valutato l'impatto dell'IVA (volume di acquisti, detraibilità, tipologia di clientela)?
- Hai considerato le detrazioni e deduzioni IRPEF disponibili e se restano inutilizzate nel forfettario?
- Hai eseguito una simulazione numerica a confronto tra i due regimi sui dati reali del cliente?
- Hai impostato i promemoria sui versamenti e la verifica annuale del regime?
Conclusione
Forfettario o ordinario nel 2026 non è una scelta ideologica: è un confronto tra l'imposta sostitutiva su una base forfettizzata e l'IRPEF a scaglioni su una base reale al netto dei costi. Il forfettario vince quando i costi sono bassi, i ricavi sotto gli 85.000€ e non ci sono cause di esclusione; l'ordinario diventa interessante con costi alti, investimenti, IVA a credito o detrazioni IRPEF da sfruttare. La riduzione della seconda aliquota IRPEF al 33% nel 2026 riavvicina i due regimi sui redditi medi, rendendo il calcolo ancora più caso-per-caso.
La differenza tra uno studio che ottimizza la scelta e uno che la lascia all'inerzia sta nell'organizzazione: avere, per ogni partita IVA, la simulazione, il fatturato progressivo e i promemoria sulle scadenze. La consulenza la fai tu; l'organizzazione la mette il software.
Scegli il regime con i numeri, non a intuito.
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Prenota demoDomande frequenti su forfettario e ordinario 2026
Quando conviene il regime forfettario nel 2026?
Conviene quando i ricavi sono entro 85.000€ e i costi effettivi sono inferiori alla quota forfettizzata dal coefficiente di redditività: in quel caso l'imposta sostitutiva al 15% (o al 5% per i primi cinque anni delle nuove attività) su una base ridotta è quasi sempre più leggera dell'IRPEF a scaglioni, con contabilità semplificata ed esonero IVA. Conviene meno a chi sostiene costi elevati o investimenti, non deducibili analiticamente nel forfettario. Soglie e aliquote vanno verificate per l'annualità di riferimento nel testo vigente.
Qual è l'imposta sostitutiva del forfettario nel 2026?
È un'imposta sostitutiva di IRPEF, addizionali e IRAP pari al 15% sul reddito determinato a forfait (ricavi × coefficiente di redditività). Scende al 5% per i primi cinque periodi d'imposta delle nuove attività, al ricorrere dei requisiti (nessuna attività nei tre anni precedenti, attività non mera prosecuzione del lavoro dipendente, limiti sui ricavi dell'attività eventualmente proseguita). Aliquote e requisiti vanno verificati per l'annualità di riferimento.
Qual è il limite di ricavi per restare nel forfettario nel 2026?
Il limite è 85.000€ annui. Se i ricavi superano 85.000€ ma restano entro 100.000€, si resta nel forfettario per l'anno in corso e si esce dall'anno successivo; se si superano i 100.000€, la fuoriuscita è immediata, con applicazione dell'IVA dalle operazioni che determinano il superamento. Le soglie vanno verificate per l'annualità di riferimento nel testo vigente.
Nel regime forfettario si possono dedurre i costi?
No, non analiticamente. Il reddito si calcola applicando ai ricavi un coefficiente di redditività fissato per legge in base al codice ATECO; la parte residua rappresenta la quota di costi riconosciuta a forfait, a prescindere dalle spese reali. L'unica deduzione analitica ammessa è quella dei contributi previdenziali obbligatori versati. Nell'ordinario, invece, i costi inerenti e documentati sono deducibili.
Quali sono le cause di esclusione dal regime forfettario?
Le principali: superamento del limite di 85.000€; controllo di SRL con attività riconducibili a quella del forfettario; fatturazione prevalente verso l'attuale o un recente datore di lavoro; redditi da lavoro dipendente o assimilato sopra la soglia di legge nell'anno precedente; alcuni regimi speciali IVA e determinate attività. L'elenco completo e le soglie vanno verificati per l'annualità di riferimento nel testo vigente.
Quando conviene passare dal forfettario al regime ordinario?
Quando i costi reali superano la quota forfettizzata dal coefficiente (attività con molte spese, magazzino, investimenti, personale), quando ci si avvicina o si supera la soglia degli 85.000€, quando serve detrarre l'IVA sugli acquisti, o quando si hanno detrazioni e deduzioni IRPEF rilevanti che nel forfettario restano inutilizzate. La scelta si quantifica con un confronto numerico caso per caso.